Imballaggi e sostenibilità

Nella percezione del consumatore, l'imballaggio è generalmente percepito come rifiuto.

Nulla di più sbagliato.

Che si tratti di un imballo primario, secondario o terziario, la sua importanza è fondamentale per salvaguardare l'integrità e la funzionalità di ciò che vi è contenuto.

La presenza dell'imballo è, infatti, necessaria per proteggere il prodotto da danni da movimentazione, urti durante il trasporto, alterazioni legate alle condizioni ambientali e deterioramento. In caso la protezione non si dimostri efficace, o lo sia solo parzialmente, il danneggiamento del prodotto si tramuterà in  insoddisfazione del cliente, reclami, restituzione della merce, riparazioni o nuova produzione del prodotto.

In altre parole, un imballaggio inadeguato causa un eccessivo e non preventivato utilizzo di risorse, più spedizioni del necessario, spreco di tempo e perdita economica.

Il 30% dei reclami è dovuto a danni durante il trasporto.

L'imballaggio è fondamentale e la sua utilità è il criterio principale per definirne la sostenibilità.
Pertanto, la vera domanda dovrebbe essere se protegge sufficientemente il prodotto. In caso contrario, non è sostenibile.

Obiettivi dell'Unione Europea entro il 2030:

  • Riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas serra (rispetto ai livelli del 1990)
  • Tutti gli imballaggi in plastica devono essere riutilizzabili o riciclabili in maniera economicamente vantaggiosa (Strategia europea per la plastica)
  • Al massimo il 10% dei rifiuti urbani deve essere conferito in discarica (Pacchetto Economia Circolare)

In passato, le aziende sceglievano soluzioni di imballaggio principalmente in base a criteri di prestazioni, prezzo e conformità alle norme, insieme a qualità del servizio e condotta del fornitore. Solo recentemente la portata dell'impatto ambientale dell'imballo è diventata un criterio di selezione rilevante.

Comprendiamo bene come la questione ambientale sia una sfida importante per i nostri clienti: da una parte i consumatori ripongono grandi aspettative sulle aziende affinchè si facciano carico di trovare soluzioni eco-compatibili, dall'altra il packaging gioca un ruolo fondamentale, eppure ha generalmente vita breve diventando presto rifiuto.

Tuttavia è impensabile che un cambiamento così consistente come la transizione ecologica possa gravare solo sulle spalle del mondo industriale. Tutti, come individui e come aziende, abbiamo la responsabilità di ripensare le nostre azioni quotidiane in funzione di quattro principali obiettivi:

Qual è l'impatto ambientale degli imballaggi

In base alla definizione formulata dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), si parla di carbon foootprint per stimare la portata delle emissioni di gas serra causate direttamente o indirettamente da un prodotto o un'attività. Tale paramentro è pertanto un indicatore importante per definire l'impatto dei comportamenti di persone e aziende sul riscaldamento globale e sui cambiamenti climatici.

Tuttavia, un calcolo esatto delle emissioni risulta difficile da ottenere a causa delle complesse interazioni tra i processi che contribuiscono allo siluppo di gas serra, che non siamo in grado di monitorare accuratamente e in merito a cui non possediamo dati precisi.

In qualità di player B2B, Antalis deve affrontare due sfide chiave: scegliere fornitori e materiali di imballaggio in modo responsabile e supportare i clienti nei loro sforzi di sostenibilità.

Antalis Packaging partecipa a costruire un futuro responsabile e sostenibile attraverso il progetto «Protect The Future», un vero cambio di prospettiva che porta a ripensare ogni fase del ciclo di vita dell’imballo.

In che modo si può ridurre la carbon footrprint degli imballaggi?

Per realizzare un cambiamento significativo bisogna agire lungo tutto il ciclo di vita dell'imballo:

  1. Approvvigionamento della materia prima
    Estrarre materie prime utilizzando metodi alternativi o attrezzature con minori emissioni di CO2.

  2. Produzione del packaging
    Utilizzare macchinari nuovi e tecniche innovative per ridurre le emissioni; scegliere fonti di energia rinnovabile.

  3. Trasporto
    Ridurre le dimensioni complessive e il peso dell'imballaggio per utilizzare meno veicoli ed energia.

  4. Utilizzo
    Eliminare gli sprechi e utilizzare solo il necessario; prediligere le soluzioni di imballaggio riutilizzabili.

  5. Smaltimento
    Preferire packaging relizzato in materiali riciclabili e biodegradabili e gestire il rifiuto correttamente.

Per risolvere in toto il problema e rendere l'industria del packaging nel suo insieme pienamente sostenibile, è invece necesario ripensare in ottica circolare l'attuale modello lineare.

Carbon footprint ed economia circolare

Lo standard aziendale del protocollo GHG (Green House Gas) classifica le emissioni di gas serra di un'azienda in tre "scopi".
Scopo 1: le emissioni dirette da fonti possedute o controllate.
Scopo 2: le emissioni indirette derivanti dalla generazione di energia acquistata.
Scopo 3: le emissioni indirette, non già incluse nello scopo 2, che si verificano lungo la catena di fornitura dell'azienda in esame.

Le attività di ogni azienda possono essere categorizzate come Scopo 1, 2, o 3 e le emissioni collegate all'utilizzo degli imballaggi fa parte dello Scopo 3.

Economia lineare

cradle to grave - dalla culla alla tomba

Il modello lineare, utilizzato fino ad ora, prevede produzione-utilizzo-smaltimento di prodotti che, dopo il loro utilizzo, diventano rifiuti inservibili. Un tale approccio è possibile unicamente con grande quantità di risorse a disposizione, che in fin dei conti vengono destinate allo spreco, dato che il rifiuto finale sarà conferito in discarica oppure incenerito.

 

Economia circolare

cradle to cradle - dalla culla alla culla

Il modello di economia circolare presta attenzione ai processi di produzione e consumo al fine di minimizzare gli sprechi delle risorse naturali, promuovendo il riutilizzo dei prodotti già esistenti e il riciclo dei loro materiali, una volta giunti a fine vita. I matertiali riciclati, laddove possibile, vengono così reintrodotti nel ciclo produttivo come materia prima, riducendo il bisogno di risorse vergini.

 

Per quanto si tenda al raggiungimento dell'obiettivo rifiuti zero, sarà tuttavia sempre necessaria l'immissione nel ciclo produttivo di una quota di nuove materie prime, pertanto il modello di economia circolare è pienamente realizzabile unicamente atrtraverso l'utilizzo di risorse rinnovabili